UNA PIACEVOLE CONFERMA NEI DINTORNI DI ROMA
A 30 km dalla capitale, nel centro storico della città in cui sorge un totem della ristorazione laziale e italiana come Pascucci al Porticciolo, nove anni fa lo chef e patron Marco Claroni aprì le porte de L’Osteria dell’Orologio assieme alla sua compagna di vita e di lavoro Gerarda Tine. Il ristorante, incastonato nell’edificio progettato dall’architetto Valadier, si propose fin da subito come una tavola nella quale gustare il pescato locale, selezionato direttamente dallo chef classe ’84, nella sua interezza.

La filosofia che ha contraddistinto da sempre la cucina dell’Osteria – che lo è solo nell’insegna, vista l’eleganza dell’arredamento e l’assenza di tovagliato – è stata quella di minimizzare gli scarti e di mettere in risalto nei propri piatti le parti meno nobili degli alimenti, ittiche in primis.

PIATTI GOLOSI E BEN FATTI, SEMPRE CON IL FOCUS SULLA QUALITÀ DELLA MATERIA PRIMA
La cucina è davvero molto interessante: lo chef non si limita al semplice utilizzo di ottima materia prima, ma persegue la valorizzazione della stessa attraverso sapienti tocchi come brodi concentrati, anche orientaleggianti, e accostamenti centrati con carne e verdure. Le caratteristiche distintive dell’idea di cucina, l’originalità e la golosità, vengono messe in luce nei piatti che osano più di tutti con ingredienti oltreoceano. Ceviche di ombrina, lenticchie, latte di cocco è una rivisitazione non banale di un piatto sudamericano sempre più presente nelle nostre tavole, e anche la pur semplice Variazione di zucca e baccalà ha superato le nostre aspettative per l’insolito e sapiente utilizzo del brodo.
A differenza del passato, il menu non è più un infinito susseguirsi di ottimi antipasti, ma riesce ad articolarsi in un percorso più omogeneo ed equilibrato. Ora, anche la partita dei dolci – buoni e curati – merita la giusta attenzione, così come dimostra il Gelato arachidi e mandorla, pan di Spagna al rosmarino, caramello, cachi, da noi apprezzato per il connubio dolce-salato.

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